I nostri libri sul Brasile

Più sotto, la:

Prefazione a “Brasile” di Mauro Cicchetti – 5 edizioni – 1a edizione 1995 –

G.E. Bramante Grandi Opere – MOIZZI.

a cura del Prof. Roberto Vecchi – Lusitanista – Università di Bologna

Prefazione a “Brasile” di Mauro Cicchetti – 5 edizioni – 1a edizione 1995 –
G.E. Bramante Grandi Opere – MOIZZI.

a cura del Prof. Roberto Vecchi – Lusitanista – Università di Bologna

<< E’ difficile difendere la vita solo con le parole

ancora di più quando è questa che si vede….

Ma se rispondere non ho potuto

alle domande che facevi

essa, la vita, vi ha risposto con la sua presenza viva,

e non c’è miglior risposta

che lo spettacolo della vita >>

João Cabral de Mello Neto, “Morte e vita Severina”

Non esiste discorso sul Brasile che, in se, sia innocente. E questo, si badi bene, non solo perché è una pluralità di sguardi diversi a scrutare sin nei suoi recessi più profondi questo semi-continente, edenico e insieme infernale. Ma è il Brasile stesso che si rifrange in una molteplicità di “Brasili” difformi, contraddittori, stravaganti rispetto alle nostre griglie di letture a fuoco fisso.

Ciò suscita da subito un pericolo: che il Brasile che si riporta indietro dal viaggio sia il riflesso di una pura finzione, un bagliore nell’immaginario, la suggestione di una qualche improbabile mappa iscritta nella nostra memoria o nei nostri desideri, o forse, più semplicemente, il prodotto ben riuscito di un qualche operatore turistico a cui deleghiamo una buona selezione di immagini all’altezza delle attese.

Sono questi i Brasili che non ci sono e tanti credono di avere trovato.

Del resto esiste un Brasile tutto italiano, che aleggia chimerico nelle fantasie collettive, carico fino all’esubero di miti sublimatori, di sole, di samba, sesso, tutto a prezzi modici e con sconti per comitive. Per tutte queste ragioni non è facile costruire un discorso, qualunque discorso, sul Brasile o sui Brasili che non abbia già a priori ostacoli frapposti, distorsioni, equivoci, filtri.

Ma anche degli approcci seriosi è lecito dubitare. Perchè il Brasile ha come suoi tratti peculiari quello dell’eccesso, comunque della sorpresa, del tutto e del contrario di tutto, in una parola della possibilità dell’impossibile, che devasta ogni sforzo disciplinare, dissuadeda ogni tentativo, anche rigoroso, di formalizzazione.

Dunque a chi ancora non ha perduto l’innocenza di credere a un Brasiel innocente conviene diffidare tanto delle sirene del turismo ameno, di superfici, che inserisce magari anche l’escursione in favela come nota di colore locale, quanto delle mitiche semplificatrici socio-politico -religiose, che forniscono un’immagine forse altrettanto appiattita del Pese, nobilitata da qualche alibi appena più presentabile.

Se non piacciono le scorciatoie estetizzanti, ma si ricerca un contatto più vero (ammesso che sia possibile)con una realtà così ricca e, insieme, povera, così rigogliosa e, insieme, depressa, così chiara e, insieme, opaca – proprio percè contrassegnata in ogni sua espressione dalla mescolanza perturbante, dalla eterogeneità permanente del tutto e del contratio di tutto – al punto da frastornare, confondere, aprire squarci, vertiginosi e problematici, dentro di noi, un modo almeno più corretto è proprio quello suggerito dalla presente guida, che si avvicina ad essa con rispetto e prudenza, con il puntiglio descrittivo di che non vuole elidere alcun aspetto di una realtà comunque irriproducibile per intero e, al contempo, ha già abdicato a tutti i cascami d’immagini viete e convenzionali.

Ecco, forse l’unica chiavecapace ancora di aprire questo scrigno violato è quella di abbandonarsi <passionalmente> alla vita e allo spettacolo della vita, con le sue fantasmagorie contraddittorie e taglienti, meravigliose e al contempo tragiche, nel Pese che conosce forse meglio di ogni altro l’incanto del giorno più luminoso, ma anche l’inquietudine della notte più buia.

E’ chiaro che anche questo discorso, come abbiamo premesso, non è innocente.

Si sforza però di non dare soluzioni, di non dare risposte. Perché lascia la risposta, come suggerisce João Cabral, alla vita e alla sua presenza viva. Ben sapendo che non c’è, appunto, migliore risposta dello spettacolo della vita.

Roberto Vecchi

Lusitanista – Università di Bologna

 

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